Charles Henri Favrod

Il mondo della fotografia è ricco di incontri con personaggi straordinari, inaspettatamente, come del resto i migliori scatti nascono da situazioni fortuite. Nel 1997 ero al Craf di Spilimbergo per discutere di un possibile progetto per realizzare una  fototeca a Tolmezzo; in quell’occasione mi presentarono Favrod, che ovviamente io già conoscevo per il suo lavoro, ma non avevo mai avuto occasione di incontrarlo di persona. Fu molto affabile, io con me avevo solo dei provini di materiale dell’America Latina, glieli mostrai, rimase colpito. Andammo a cena e parlammo ovviamente di fotografia, a lungo. Il giorno dopo mi scrisse una lettera a cui tengo molto, in cui dichiarava il suo apprezzamento per il mio lavoro. Negli anni ci tenemmo in contatto epistolare, io gli mandavo alcuni scatti, lui mi rispondeva per scritto… 

Nel 2000, in occasione della mostra su Kantor a Torino, Favrod che aveva scoperto il mio filone teatrale, mi scrisse la presentazione del catalogo.

Quando poi realizzai i miei reportage in Afghanistan volli aggiornarlo, gli mandai in particolare la foto del muro, dicendogli che secondo me andava preservato come simbolo di un conflitto infinito, dove i bambini crescono disegnando la guerra senza matite, graffiando i muri crivellati e trasformando i buchi dei proiettili nei volti dei loro pupazzi… Favrod ne fu molto colpito, colse anche lui la forza di quell’immagine, la trovava eccezionale: andava mostrata, aveva la stessa forza dell’Urlo di Munch… 

Quando nel 2003 venni incaricato per conto dell’OMS di organizzare una mostra fotografica, Objective people’s 24 fotografi in azione, che avrebbe girato mezzo mondo suggerii il suo nome per la scelta dei fotografi   

Nel 2013, in occasione della presentazione della sua Collezione al Musée de Saint-Imier, dove si presentava il suo ultimo libro Tout ça, de la collection de Charles-Henri Favrod , inserì quattro miei scatti nella selezione che secondo lui rappresentava l’arte fotografica contemporanea…

Per me è vincere un certo imbarazzo, presentare questi scritti dove mi si loda in modo così aperto ed energico, ma la sintonia professionale che ho vissuto con Favrod mi spinge a raccontare,  in ogni arte ci sono personaggi che creano le condizioni per il progresso, lui era uno di questi.

 

 

Un epistolario…

27 marzo 1999

Carissimo Romano,

la sua lunga lettera è ben arrivata, con l’abituale ritardo. Le rispondo fumando uno dei suoi eccellenti sigari e pensando sia alle sue delusioni che alla sue speranze. Un primo parere a proposito del libro: non penso che sia appropriato riunire i ritratti e Kantor. Bisogna fare due libri distinti per conservare tutta la forza dei due diversi approcci. Certo che collaborerei con piacere con il testo. La prospettiva di una mostra a Roma è molto esaltante e spero che Claudia Terenzi e Vanni Scheiwiller rispetteranno gli impegni. Io sarò a Roma dal 5 al 10 maggio. Se anche lei ci sarà, potremmo incontrarli insieme e farci dare una data certa per la mostra Kantor. E Lanfranco Colombo ha specificato quando conta di entrare in azione a Milano?

L’idea di un viaggio in Kazakistan è ottima. Si è parlato molto del disastro del lago Aral, ma non ne ho vista nessuna immagine convincente. Sono sicuro che la stampa illustrata sarebbe interessata. Forse bisognerebbe stabilire un contatto in questo senso prima della partenza.

Mi rendo conto che invece di darti del tu sto usando il lei. Perdonami di essere così distratto. Ormai ci conosciamo troppo bene per usare le formule di cortesia. E poi a Spilimbergo avevamo già deciso di darci del tu.

Mi ha fatto molto piacere vedere Sandro Becchetti e sua moglie a Montpellier. Mi ha messo in imbarazzo regalandomi molti dei suoi meravigliosi ritratti. Ma il tuo lavoro è veramente ottimo e non devi perderti d’animo, e restare quel grande fotografo che sei. Ti abbraccio molto affettuosamente

C.H.F.

21 luglio 2009

Carissimo Romano,

le tue immagini sono come sempre eccellenti e rivelatrici. Porti avanti una ricerca esemplare e coraggiosa. Meriti che ci si interessi del tuo continuo lavoro. Non vedo chi altri abbia riunito una simile testimonianza sull’Afghanistan. Sono sicuro che con l’appoggio di Mario Dondero troverai la possibilità di fare una mostra.

Quando venite tutti e due? Io non lascio la Svizzera, sempre stanco e incapace di intraprendere un viaggio, neanche a Firenze. Ma sarei felicissimo di vedervi e di parlare.

Ti mando un breve testo che forse ti potrà servire. Parla della mia immensa ammirazione per l’opera e la persona. Susciti rispetto per la tua onestà e il tuo talento.

Ti abbraccio molto affettuosamente

C.H.F.

10 luglio 2012

Carissimo Romano,

il muro è sensazionale e non immagino un simbolo migliore per la guerra. Mi fai arcicontento mandandomi tutte le immagini. Sono meravigliosi i pastorelli accanto al combattimento. La tua lunga ricerca in Afghanistan costituisce un insieme del tutto straordinario e dovrebbe dar luogo a una mostra. Non capisco come mai non ci sia ancora una galleria italiana che ci stia/che voglia farla.

Dondero cosa dice? Potrebbe aiutarti, perché conosce tutti.

Vieni presto. Ti aspetto con impazienza.  Affettuosamente

C.H.F.